Home > Patologie Cardiovascolari > Articoli > Angioplastica Coronarica
Autore
Prof. Luigi Inglese
Specializzato in:
Radiologia
Perfezionato in:
Patologie Cardiovascolari
Esercita a:
San Donato Milanese (MI)
Angioplastica Coronarica
Si ringrazia il Prof. Luigi Inglese per la gentile concessione
Cuore e coronarie, Terapia interventistica: Angioplastica coronarica, Stent coronarici
La coronarografia consente la visualizzazione delle arterie coronarie tramite iniezione di un mezzo di contrasto.

Una volta raggiunte con un catetere di piccolo calibro solitamente introdotto per via percutanea (puntura) femorale, radiale od omerale previa anestesia locale. L'esame non è doloroso, è moderatamente rischioso (complicanze 0,5 – 0,8 %) e pertanto va eseguita a ragion veduta. Di norma deve essere documentata una ridotta riserva coronarica con test ergometrico, scintigrafico, o EKO; oppure essere presente una tipica sintomatologia anginosa con equivalente elettrocardiografico. Terapia interventistica: Angioplastica coronarica
E' la procedura interventistica terapeutica alternativa al by-pass aorto-coronarico od alla terapia medica piena di una documentata (coronarografia) malattia stenosante od occlusiva dei vasi coronarici maggiori.
PTCA (percutaneous transluminal coronary angioplasty) in alternativa a PCI (percutaneous coronary intervention) è l'acronimo più frequentemente usato. Viene eseguita contemporaneamente o successivamente ad un esame coronarografico. E' moderatamente più rischiosa della coronarografia specie in condizioni anatomiche difficile. Può essere risolutiva di un infarto miocardico acuto se eseguita entro 2 -3 ore dalla insorgenza dei sintomi. Prudenza vuole che venga eseguita in ambiente cardio-chirurgico con unità coronarica per la infrequente necessità (0.3 -0.6 % ) di un intervento chirurgico urgente che rimedi un insuccesso terapeutico procedurale, e per un monitoraggio rigoroso dopo la procedura stessa.
L'impianto di uno stent coronarico si associa nell' 80- 90 % alle procedure di PTCA o PCI. Esso mira sia ad una ottimizzazione del risultato sia ad una riduzione della restenosi coronarica (ritorno della ostruzione) che è il punto debole di questa terapia. La moderna tecnologia fornisce oggi ottimi stent sia in leghe metalliche speciali (cobalto-cromo) che ricoperti di farmaci antiproliferativi (cioèche possano ridurre ulteriormente la restenosi); questi sono chiamati DES (drug eluting stents). Tutti gli stents richiedono un programma di doppia antiaggregazionein particolare i DES. I criteri di scelta dello Stent fanno parte del nostro bagaglio di esperienza e nel caso Le verrà esaurientemente spiegata la motivazione dell'impianto prescelto e le necessità terapeutiche conseguenti.I portatori di DES non devono interrompere la terapia antiaggregante senza autorizzazione del cardiologo curante.
Tra i vari difetti congeniti ci siamo dedicati particolarmente alla correzione interventistica della pervietà del forame ovale (PFO) sintomatica (per TIA, ictus, cefalea con aura) e dei difetti inter-atriali (DIA) con shunt documentato. La indicazione è sempre successiva ad un accurato screening diagnostico Ecocardiografico e clinico che viene discusso con il curante o espresso da noi dopo questi esami strumentali. La procedura consiste nella chiusura con un "ombrellino" introdotto per via venosa femorale del difetto, sotto controllo ecocardiografico (trans-esofageo). La procedura è bene tollerata, ma a tutt'oggi richiede una anestesia generale leggera. Anche qui tasso di complicanze < 1 % e comunque presenza di supporto cardio-chirurgico per sicurezza.
Prof. Luigi Inglese
Specialista in Radiologia interventistica
FONTE: http://www.ingleseluigi.it
(Patologie Cardiovascolari)
(Patologie Cardiovascolari)
(Otorinolaringoiatria)
(Ginecologia/Ostetricia)
(Radiologia Interventistica)
(Radiologia Interventistica)
(Radiologia Interventistica)










