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Autore
Dr. Enrico Maria Marone
Specializzato in:
Chirurgia vascolare
Perfezionato in:
Patologie Cardiovascolari
Angiologia
Esercita a:
Milano (MI)
Lo stile di vita e la patologia cardiovascolare.
A cura del Dott. Marone Enrico Maria
Specializzazione: Chirurgia Vascolare. Perfezionamenti: Patologie Cardiovascolari, Angiologia
Un corretto stile di vita "cardiovascolare" dipende da due principali fattori: una corretta alimentazione associata ad un moderato ma costante esercizio fisico. La modificazione dello stile di vita della popolazione rappresenta una rilevante sfida per la salute pubblica in Italia; sfida quasi impossibile se si pensa che circa due terzi degli adulti italiani non praticano attività fisica ai livelli raccomandati e presentano abitudini alimentari dannose e "obesogene", caratterizzate da alimenti con elevata densità energetica e scarso potere saziante.
Uno stile di vita non corretto è la principale causa di obesità e, sia direttamente che indirettamente, concorre all'insorgenza di tutte le principali patologie cardiovascolari: cardiopatia ischemica, ictus cerebri e arteriopatia periferica.
La prevalenza dell'obesità in Italia sta crescendo rapidamente e si prevede che interesserà, entro il 2010, 15 milioni di adulti e 2 milioni di bambini ed adolescenti, con dati particolarmente allarmanti in questo ultimo gruppo (il tasso attuale di obesità nei minori di 18 anni è 10 volte quello degli anni '70). Sovrappeso e obesità sono responsabili di circa l'80% dei casi di diabete di tipo 2, il 35% delle cardiopatie ischemiche e il 55% della malattia ipertensiva tra gli adulti, con costi calcolati per l'assistenza sanitaria che arrivano fino al 6%.
Le patologie cardiovascolari rappresentano ad oggi le principali cause di morte e morbilità nei paesi industrializzati. L'Italia non è da meno se si pensa che nel 2005 le patologie del sistema circolatorio sono state responsabili del 37,9% delle morti negli uomini e del 46,8% nelle donne collocandosi al primo posto fra le cause di morte (la patologia neoplastica rispettivamente contava per il 33,4% negli uomini e per il 24,8% nelle donne). Tuttavia il tasso di patologie cardiovascolari è minore nei paesi dell'area mediterranea rispetto all'Europa del Nord, agli Stati Uniti o all'Australia, benché sia maggiore la prevalenza di altri fattori di rischio come il fumo. Fattori protettivi come la dieta mediterranea possono contribuire a spiegare questo paradosso, dal momento che diversi studi hanno dimostrato che i benefici maggiori della dieta mediterranea si hanno proprio nel contesto della riduzione del rischio cardiovascolare.
Il corretto stile di vita: mangiare sano per ridurre il rischio cardiovascolare
Un'alimentazione corretta aiuta a migliorare lo stato di salute generale e a prevenire il rischio di malattie cardiovascolari. Per coloro che hanno già avuto una malattia cardiovascolare (infarto cardiaco, angina, ictus cerebrale) una giusta alimentazione può rappresentare una vera e propria terapia e ridurre la probabilità di andare incontro a recidive.
La possibilità di contrarre una patologia cardiovascolare è facilitata dalla presenza dei "fattori di rischio cardiovascolare": colesterolo elevato, pressione arteriosa alta, fumo, sovrappeso e obesità, diabete e sedentarietà. Se è presente uno solo di questi fattori, il rischio di essere colpiti aumenta ma l'associazione di più fattori contemporaneamente aumenta il rischio in modo esponenziale.
Una modificazione dello stile di vita può influire direttamente su almeno 3 fattori (fumo, obesità e sedentarietà) e migliorare indirettamente i restanti. Punti fondamentali per una corretta alimentazione sono:
1. aumentare il consumo di frutta e verdura;
2. ridurre il consumo di cibi ricchi di grassi saturi e di colesterolo;
3. controllare le calorie introdotte;
4. consumare poco sale.
Frutta e verdura
Frutta e verdura sono importanti per una corretta alimentazione perché contengono grandi quantità di nutrienti essenziali come le vitamine e i sali minerali, sostanze necessarie per la maggior parte delle reazioni biochimiche del nostro corpo (e da esso non prodotte autonomamente). Largamente diffusi in tutto il mondo vegetale sono anche gli antiossidanti; queste sostanze si oppongono alle reazioni dannose di ossidazioni prodotte dai "radicali liberi", un sottoprodotto delle reazioni chimiche che avvengono fisiologicamente nell'organismo. Gli antiossidanti più noti sono l'idrossitirosolo e l'oleuropeina contenuti nell'olio d'oliva. Recenti studi hanno dimostrato che gli antiossidanti sono benefici come protettori nei confronti delle patologie cardiovascolari, dal momento che le reazioni di ossido-riduzione sono importanti componenti nei processi aterosclerotici che portano a fenomeni acuti come l'infarto o l'ictus
Frutta e soprattutto verdura sono anche ricchi di fibre. Le fibre sono importanti per la prevenzione cardiovascolare perché danno sensazione di sazietà (riducono l'introito di cibo ed il rischio di obesità) ed abbassano l'assorbimento intestinale di colesterolo.
Colesterolo e acidi grassi
Il colesterolo è un componente essenziale delle membrane cellulari, con funzioni fisiologiche fondamentali per la vita. Tuttavia se presente ad alte
concentrazioni nel sangue circolante il colesterolo risulta dannoso, accumulandosi sotto forma di placche ("ateromi") nella parete delle arterie, fenomeno che ne danneggia la struttura e viene detto "aterosclerosi" ed è il responsabile principale delle patologie cardiovascolari. Quando si parla di colesterolo però bisogna precisare che nel nostro organismo esiste un colesterolo "buono", contenuto nelle High Density Lipoprotein (HDL), che sono proteine che trasportano il colesterolo dalla periferia (e quindi anche dagli ateromi al fegato, facendoli parzialmente regredire) e un colesterolo "cattivo", contenuto nelle Low Density Lipoprotein (LDL), che trasportano il colesterolo dal fegato alla periferia (e quindi anche verso le placche).
Il tasso di colesterolo plasmatico dipende sia dalla sua produzione a livello del nostro fegato (su cui agiscono farmaci come le statine) sia dall'alimentazione: cibi ricchi di grassi saturi (grassi di origine animale: burro, il lardo, lo strutto e la panna) e di colesterolo aumentano il livello di colesterolo nel sangue, favorendo la sua deposizione nelle pareti delle arterie.
Un'alimentazione a basso tenore di grassi saturi e di colesterolo può ridurre in maniera importante il rischio cardiovascolare; è quindi necessario ridurre l'apporto con alcuni semplici accorgimenti:
- limitare il consumo di latte intero è importante in una dieta povera di colesterolo, utilizzando latte parzialmente scremato o scremato e yogurt magro;
- I formaggi sono alimenti ricchi di grassi saturi e vanno consumati non più di 2 volte la settimana in rapporto al peso;
- le uova sono ricche di colesterolo. Si consiglia di consumare non più di 2 uova la settimana.
- frutti di mare, scampi, gamberi e aragosta sono cibi ricchi di colesterolo e la loro assunzione deve essere limitata ad un consumo occasionale.
- scegliere carni magre, come pollo e tacchino (che vanno consumati senza pelle), vitello, coniglio ed agnello, limitando il consumo di carni grasse. Limitare il consumo di salumi e insaccati.
Dall'età adulta in poi è consigliabile effettuare una determinazione del "profilo lipidico" nel sangue e ripeterlo ogni 5 anni. Questo esame fornisce informazioni su: Colesterolo Totale, LDL colesterolo ("cattivo"), HDL colesterolo ("buono") e Trigliceridi (altro tipo di grassi nel sangue).
Tuttavia non tutti gli acidi grassi sono uguali. I grassi saturi sono pericolosi per la salute e sono principalmente di origine animale, anche se ne esistono anche di origine vegetale (per esempio, l'olio di palma). Gli acidi grassi poli-insaturi o mono-insaturi sono invece benefici, perché concorrono a ridurre il tasso di colesterolo plasmatico con effetti protettivi sulle malattie cardiovascolari.
L'acido oleico è un grasso mono-insaturo vegetale contenuto nell'olio d'oliva. Gli acidi grassi poliinsaturi omega-3, contenuti nel pesce (in particolare alici, sardine, sgombro e salmone – inoltre per tutti i tipi di pesce la quantità di grassi saturi è vicina a zero e la quantità di colesterolo è molto bassa) hanno effetti protettivi contro l'aterosclerosi ed aumentano la durata di vita nei pazienti che hanno già avuto un infarto cardiaco probabilmente riducendo il rischio di morte improvvisa da aritmie del cuore.
Infine i cosiddetti "grassi idrogenati" sono acidi grassi insaturi che si formano in processi industriali di idrogenazione, in cui l'idrogeno è aggiunto ai grassi vegetali. La caratteristica di questi grassi è che nel processo assumono la conformazione chimica in "trans" e, benchè insaturi, aumentano paradossalmente le LDL ed il colesterolo totale del sangue. La dicitura "grassi idrogenati" o "oli vegetali idrogenati" nella lista degli ingredienti di un alimento confezionato indica la presenza di questi "grassi trans".
Calorie introdotte
Cibi ricchi di grassi saturi o di zuccheri semplici come i dolci apportano nella dieta molte calorie, quasi sempre superiori a quelle necessarie, con conseguente aumento del peso corporeo fino all'obesità.
Evitare l'eccesso ponderali o, nel caso la riduzione del peso corporeo, è importante, specialmente se coesistono altri fattori di rischio cardiovascolari e soprattutto se l'eccesso di peso si manifesta con valori elevati della circonferenza addominale (oltre 102 cm per gli uomini e 88 cm per le donne). Questo perché si è visto che un eccesso di tessuto adiposo a livello dei visceri addominali (dimostrato da un'elevata circonferenza addominale) è un fattore di rischio indipendente per il diabete e le malattie cardiovascolari.
Pane, pasta e patate sono alimenti ricchi di amido e vanno utilizzati nei diversi pasti. Tuttavia hanno un elevato indice glicemico ed è quindi meglio usare prodotti integrali ricchi di fibre che riducono l'assorbimento dei grassi e diminuire le porzioni in caso di sovrappeso.
Sale
Mangiare cibi molto salati favorisce, soprattutto nei soggetti con particolari polimorfismi genetici l'aumento della pressione arteriosa, uno dei fattori di rischio più importanti per le malattie cardiovascolari.
È quindi consigliabile limitare l'introduzione di sale da cucina e considerare che il fabbisogno giornaliero di sale è intorno a 4 grammi, mentre la popolazione occidentale ne consuma circa il doppio.
I vantaggi della dieta mediterranea
Le abitudini alimentari italiane sono corrette per mantenere una buona alimentazione: la dieta mediterranea è riconosciuta come la migliore per il cuore e per la prevenzione cardiovascolare. Secondo lo studio LYON eseguito dall'American Heart Association (AHA), la dieta mediterranea diminuisce il tasso di mortalità della malattia coronarica di oltre il 50%, nei pazienti affetti da precedente infarto del miocardio. La nostra tradizione prevede un buon consumo di farinacei (pasta, pane e riso) e legumi, un consumo limitato di carni e formaggi ed un discreto consumo di pesce. La situazione climatica italiana permette una costante disponibilità sul mercato di frutta fresca, verdure ed ortaggi. Inoltre, il consumo di olio di oliva come grasso prevalente nella preparazione dei cibi, limita l'utilizzazione dei grassi di origine animale.
La dieta mediterranea è un modello nutrizionale ispirato ai modelli alimentari tradizionali dei paesi europei del bacino mediterraneo, in particolare Italia (soprattutto Liguria, regioni peninsulari ed insulari), Francia meridionale (specialmente Provenza e Linguadoca), Grecia e Spagna. Con modeste variazioni, tutte queste regioni hanno in comune un elevato consumo di pane, frutta, verdura, erbe aromatiche, cereali, olio d'oliva, pesce e vino (in quantità moderate, si pensa che il consumo di vino rosso sia un altro fattore protettivo, con il suo apporto di bioflavonoidi con potenti effetti antiossidanti, come il resveratrolo e la quercitina).
Questa dieta è stata abbandonata nel periodo del boom economico degli anni sessanta e settanta perché ritenuta troppo povera e poco attraente rispetto ad altre modalità alimentari provenienti in particolare dalla ricca America, ma ora la dieta mediterranea sta sicuramente riconquistando, tra i modelli nutrizionali, il posto che merita.
La "prima intuizione" fu dello scienziato americano Ancel Keys (1904-2004), autore del libro Eat well and stay well, the Mediterranean way. Keys notò una bassissima incidenza di malattie delle coronarie presso gli abitanti della Campania e dell'isola di Creta, nonostante l'elevato consumo di olio d'oliva ed avanzò l'ipotesi che ciò fosse da attribuire al tipo di alimentazione caratteristico di quell'area geografica. In seguito a questa osservazione prese l'avvio la famosa ricerca "Seven Countries Study", basata sul confronto dei regimi alimentari di 12.000 persone, di età compresa tra 40 e 59 anni, sparse in sette Paesi del mondo (Finlandia, Giappone, Grecia, Italia, Olanda, Stati Uniti e Jugoslavia). I risultati dell'indagine non lasciarono dubbi: la mortalità per cardiopatia ischemica (infarto) è molto più bassa presso le popolazioni mediterranee rispetto a Paesi, come la Finlandia, dove la dieta è ricca di grassi saturi. Ancel Keys prosegui i suoi studi principalmente in Italia, nel Cilento, dove continuò a vivere per oltre 40 anni. Visse 100 anni, come migliore riprova delle sue teorie.
L'olio di oliva
La dieta mediterranea è basata su un paradosso (almeno per il punto di vista del nutrizionismo tradizionale): i popoli che vivono nelle nazioni del Mediterraneo, pur consumando quantità relativamente elevate di grassi e pur essendo altri fattori di rischio (come il fumo) enormemente più comuni, hanno minori tassi di malattie cardiovascolari rispetto alla popolazione statunitense, nella cui alimentazione sono presenti livelli simili di grassi di origine animale.
Una possibile spiegazione è appunto l'uso dell'olio di oliva. L'olio di oliva è la principale fonte di acidi grassi nella dieta mediterranea e ormai numerosi studi hanno dimostrato effetti diretti ipolipemizzanti e anti-aterosclerosi.
Uno dei meccanismi principali è l'alto contenuto di acidi grassi mono-insaturi (acido oleico), tuttavia gli effetti benefici dell'olio sembrano dipendere in larga parte anche da componenti minori: steroli vegetali, tocoferolo, alcoli acidi, antiossidanti naturali (1-2% nell'olio extravergine).
Gli acidi grassi monoinsaturi sono contenuti in elevata quantità nell'olio extravergine di oliva e, assunti nelle dovute quantità, diminuiscono i livelli di LDL mentre aumentano il livello di HDL. I meccanismi tramite cui ciò avviene non sono ancora chiari, sembra comunque dipendere dal fatto che i grassi contenuti nell'olio producono valori minori di lipemia postprandiale (fattore importante nella determinazione della colesterolemia) grazie a una miglior metabolizzazione da parte dell'organismo.
L'alta concentrazione di acidi monoinsaturi sembra inoltre conferire un effetto protettivo antiossidante sull'LDL colesterolo circolante, con conseguente riduzione della formazione di placche aterosclerotiche. Infatti i processi di ossidazione delle LDL nella parete arteriosa sono componenti importanti nei meccanismi fisiopatologici che portano alla formazione delle placche. Allo stesso modo anche gli antiossidanti naturali contenuti nell'olio (composti polifenolici, come il tirosolo e l'idrossitirosolo) hanno importantissime attività antiossidazione delle LDL.
Recentissimi studi inoltre hanno dimostrato che le sostanze contenute nell'olio di oliva hanno attività antinfiammatoria, altra componente importantissima nei meccanismi patogenetici dell'aterosclerosi, riducendo il grado di infiammazione e disfunzione dell'endotelio (il rivestimento cellulare dei vasi sanguigni).
Allo stesso tempo la protezione mediata sull'endotelio si ripercuote anche sui livelli di pressione sanguigna, provocando una diminuzione degli stessi, dal momento che un endotelio infiammato e disfunzionale è incapace di liberare ossido nitrico (NO), un potente vasodilatatore e controllore della pressione sanguigna.
Infine l'olio di oliva è stato dimostrato avere effetti benefici anche sui meccanismi di trombosi, evento importante che può trasformare placche aterosclerotiche "stabili" in "instabli" con insorgenza di eventi acuti e devastanti come l'infarto del miocardio e l'ictus. I composti contenuti nel'olio extravergine di oliva sono infatti in grado di entrare nei meccanismi di trombosi e coagulazione stabilizzandoli.
Corretto stile di vita: attività fisica regolare.
L'attività fisica regolare è il secondo aspetto per un corretto stile di vita: praticare un'attività fisica almeno per 30 minuti 3-4 volte la settimana se non tutti i giorni. Le attività consigliate sono le più semplici: camminare, pedalare, nuotare.
L'evidenza che un'attività fisica regolare fosse benefica nella riduzione delle patologie cardiovascolare viene a metà degli anni '50, per essere poi definitivamente riconosciuta a parire dagli anni '90. L'attività fisica aiuta anche ad aumentare il livello di HDL oltre che a ridurre il livello di LDL, con un aumento di 0.032 mmol/l in media, allo stesso modo diminuisce la pressione arteriosa e riduce il rischio di diabete mellito, riducendo l'insulino resistenza. Una corretta attività fisica diminuisce le riserve di grasso corporeo e quindi il rischio di obesità, oltre a promuovere una maggiore fluidità del sangue, diminuendo il rischio trombogeno.
L'attività fisica è importantissima non solo per la riduzione del rischio cardiovascolare ma anche nel trattamento secondario delle arteriopatie periferiche, di cui ad oggi rappresenta uno dei migliori approcci terapeutici. All'interno della prevenzione della patologia periferica a partire dal 2001, anno in cui è stata inventata dal campione olimpico di marcia Maurizio Damilano, si è affermata una particolare attività fisica chiamata "Fit-walking". Il Fit-walking è un esercizio fisico aerobico a bassa intensità, caratterizzato da 3 fasi: una prima fase di doppio appoggio, una seconda di oscillazione in avanti ed una terza di spinta in avanti. Si tratta essenzialmente di una camminata "veloce", per mantenere una velocità di 6 Km/h ed eseguire un minimo di 30 Km la settimana. Essenzialmente l'assenza di una fase di volo, come nella corsa, e l'utilizzo degli arti superiori avvicinano la tecnica alla marcia.
Il vantaggio di questa attività è che da un lato comunque consente una buona fitness, ma dall'altro è adatto anche a soggetti le cui condizioni (gli anziani, soprattutto con problemi articolari) non consentirebbero attività fisiche più impegnative.
Le arteriopatie periferiche colpiscono circa il 5% della popolazione americana sopra i 55 anni, con una percentuale simile anche in Italia. La patologia ischemica periferica non solo pone una marcata limitazione all'attività, ma anche, nel lungo periodo, comporta una serie di modifiche istopatologiche a carico del tessuto muscolare che si traducono in perdità di funzionalità e forza. All'opposto invece l'attvità fisica comporta all'interno del muscolo un aumento della neoangiogenesi e della riparazione vascolare. Anche dal punto di vista clinico i benefici di un'attività fisica moderata sono chiari nei soggetti claudicanti, con un aumento dell'intervallo di marcia iniziale e assoluto, già dopo 6 mesi.
Il fit-walking è quindi una disciplina sportiva adatta a tutti, in grado di mettere ognuno nelle condizioni di fare sport e sentirsi uno sportivo a tutti gli effetti, e se praticato con costanza aumenta la performance cardiovascolare, aumenta la resistenza allo sforzo, migliora la captazione muscolare di O₂ e la biochimica muscolare con ripercussioni ottimali anche sullo stile di vita in generale.
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