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Autore

Dr.ssa Sara Ronchi

Specializzato in:
Psicologia

Esercita a:
Milano (MI)

Anoressia

A cura della Dott.ssa Sara Ronchi

Una malattia che prende la mente di donne sempre più giovani.

Si parla di Anoressia nervosa quando abbiamo la presenza contemporanea di alcune caratteristiche importanti come il rifiuto di mantenere il proprio peso corporeo e la forte preoccupazione per il proprio aspetto fisico.

Le giovani infatti osservano una dieta rigida che comporta la riduzione della qualità e della quantità di cibo introdotto quotidianamente a cui associano un'attività fisica esasperante (ore e ore in palestra per perdere i chili considerati di troppo).

Tutte queste abitudini alterate portano nel medio periodo ad un interruzione del loro ciclo mestruale.

Con il progredire della malattia, quando la sensazione di fame diventa intollerabile, molte di loro iniziano a mangiare in modo quasi compulsivo; è a questo punto che molte anoressiche iniziano ad usare lassativi, diuretici e a procurarsi il vomito da sole nella speranza di non aver sensi di colpa per aver mangiato troppo e aver quindi dimostrato una loro debolezza.

Il tratto caratteriale infatti di queste giovani è di estrema rigidità verso sé stesse, ipercritiche ed estremamente determinate.

L'età di esordio è verso i 13/14 anni e circa il 5% di loro tra i 13 e i 25 ne soffre cronicamente.

La presenza in età adulta di questa forma di patologia è rara. Ci sono comunque anche trentenni il cui disturbo è talmente radicato che è ancora più difficile un approccio terapeutico definitivo.

E'utile ricordare soprattutto ai familiari di queste ragazze, che il disagio anoressico è espresso con il corpo ma le radici sono da ricercarsi in un malessere interiore; il corpo infatti è solo un contenitore, e la giovane donna che soffre di anoressia vuole tentare di annullare le proprie forme divenendo sempre più emaciata e invisibile agli occhi del mondo.

E' il suo corpo che parla e quasi sempre il suo, è un grido disperato d'aiuto rivolto ai suoi affetti più vicini.

Le giovani donne che entrano in questa spirale di patologia sono purtroppo costrette a seguire un faticoso percorso sia dal punto di vista fisico (con l'osservazione di diete equilibrate), sia sul piano psicologico, con interventi mirati di sostegno alla persona.


Integrando i due approcci la paziente anoressica, si riappropria lentamente della sua fisicità e impara ad accettarsi e a volersi bene.

La reazione alla cura è soggettiva, ma per tutte loro è un percorso lungo, fatto a volte di ricadute e di duri scontri con la realtà che le circonda.

Come cercare di evitare tutto questo?


Tra gli elementi che scatenano questa malattia ritroviamo al primo posto la mancanza di comunicazione di queste donne con la loro famiglia di origine.


Relazioni affettive disturbate con le figure genitoriali, unite ad una severa educazione concorrono sicuramente a diventare fattori scatenanti.

I genitori dovrebbero assumere un atteggiamento di "apertura e di "ascolto partecipativo verso le problematiche dei loro figli.


I disagi delle giovanissime non sono da sottovalutare
, ma sono da affrontare in un clima sereno e assolutamente non giudicante.


La madre soprattutto dovrebbe dialogare con la figlia su tutto senza avere argomenti tabù e mostrarle il suo amore senza vergogna.

Sono troppi infatti i casi in cui l'affettività in casa è repressa, le emozioni non possono essere espresse liberamente e la sola comunicazione circolante è informativa (es. hai fatto i compiti? hai aiutato tuo fratello, ecc).

Tutto questo non le aiuta, anzi, diventa terreno fertile per l'insorgenza dell'anoressia.

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