Dr.ssa anna giudice
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Medicina Nucleare
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Ebola
L'Ebola è un virus aggressivo in grado di provocare febbre emorragica molto grave, è un filovirus, dalla forma allungata, che deve il suo nome al fiume della Repubblica Democratica del Congo dove fu isolato per la prima volta nel 1976. Dei quattro ceppi del virus isolati fino a ora, tre sono letali per l'uomo. A oggi si sono registrate quattro epidemie di Ebola: nello Zaire, nel Sudan, nel Gabon e nella Costa d'Avorio.
Il contagio avviene tramite il contatto diretto con secrezioni e fluidi corporei: sangue, sperma, secrezioni vaginali, e in minor proporzione per via epidermica o per contatto con le membrane mucose. I primi sintomi sono febbre, vomito ed eruzioni cutanee. Il virus attacca reni, fegato e milza, che diventano sedi di emorragie interne. Le perdite emorragiche dopo pochi giorni sono generalizzate a tutti i vasi arteriosi e il sangue fuoriesce da occhi, naso e orecchie, il virus si riproduce all'interno della cellula infetta provocandone poi l'esplosione. La morte sopraggiunge dopo circa 72 ore dall'insorgenza dei primi sintomi.
È molto improbabile che l'Ebola possa svilupparsi come pandemia nel mondo, a causa della sua difficoltà a diffondersi per via aerea, e a causa del lasso di tempo in cui il virus assume caratteristiche contagiose atte alla diffusione in comparazione con altre malattie infettive. Attualmente non si conosce una cura all'infezione di Ebola, né un vaccino. Gli studi si concentrano sui meccanismi biochimici del virus e sulla presenza di alcuni anticorpi di Ebola osservati in alcune popolazioni di pigmei. L'Ebola è stata elencata dalla NATO tra i 31 agenti potenzialmente utilizzabili nelle azioni di bioterrorismo.
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